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Evoluzioni: come un’idea diventa pratica clinica

Concept progettuale | Società Scientifiche

Ogni tecnica, ogni dispositivo, ogni approccio terapeutico che oggi sembra scontato ha una storia.

Un problema clinico senza soluzione.
Un’intuizione.
Un primo tentativo, spesso imperfetto.
Anni di miglioramenti, verifiche e collaborazioni.

In quella storia ci sono clinici e ricercatori.
C’è il lavoro delle società scientifiche, che hanno contribuito al confronto, alla validazione e alla diffusione delle innovazioni.
E ci sono spesso aziende che hanno reso possibile trasformare un’idea in uno strumento utilizzabile.

Raccontare questo percorso significa restituire alla disciplina la propria memoria e mostrare che l’innovazione nasce quasi sempre dall’incontro tra competenze diverse.

Evoluzioni nasce per raccontare questo percorso.
Non la celebrazione di un prodotto, ma la storia di come si è arrivati alla pratica di oggi.

L’idea

Un’innovazione diventa più comprensibile quando se ne ricostruisce il cammino.

Il format parte da un problema clinico e segue la sua evoluzione nel tempo:
il problema → la prima soluzione → le tappe → la pratica di oggi → le domande ancora aperte

Nel racconto entrano le persone e le competenze che hanno contribuito: clinici, ingegneri, ricercatori, società scientifiche e, quando il loro ruolo è reale e documentabile, aziende.

L’azienda partecipa alla storia dell’innovazione, non a una pubblicità.

ESEMPIO PRATICO

Dal primo pacemaker impiantato ai dispositivi senza fili

Stoccolma, 8 ottobre 1958.

Un uomo di 43 anni ha un cuore che rallenta fino quasi a fermarsi e perde conoscenza più volte al giorno.

Un chirurgo e un medico diventato ingegnere decidono di provare qualcosa che non era mai stato fatto: impiantargli nel corpo uno stimolatore elettrico.

Il primo dispositivo funziona per poche ore.
Il paziente vivrà fino a 86 anni.

In mezzo c’è una delle evoluzioni più straordinarie della medicina.

Cinque tappe, un’evoluzione

Un cuore troppo lento

Quando il sistema elettrico del cuore non riesce a mantenere una frequenza adeguata, il battito può rallentare drasticamente.

Negli anni Cinquanta esistevano già sistemi di stimolazione esterni, ma erano ingombranti e limitavano fortemente la vita della persona.

Il problema non era soltanto stimolare il cuore.

Era riuscire a farlo con una soluzione che potesse accompagnare il paziente nella vita quotidiana.

Un dispositivo dentro il corpo

Al Karolinska di Stoccolma, il chirurgo Åke Senning e Rune Elmqvist, medico diventato ingegnere, lavorano a uno stimolatore sufficientemente piccolo da poter essere impiantato.

Una delle innovazioni che rende possibile ridurre le dimensioni è il transistor.
Il paziente, Arne Larsson, riceve il primo impianto l’8 ottobre 1958.

Il dispositivo si ferma dopo poche ore e viene sostituito.
Nel corso della vita Larsson riceverà più di venti pacemaker. Evoluzioni_pacemaker

La prima soluzione non era quella definitiva.
Era l’inizio del percorso.

Ogni limite apre un nuovo problema

Da quel primo impianto, l’evoluzione procede su più fronti.

Batterie più durature riducono la necessità di sostituzioni frequenti.
La programmazione permette di modificare alcuni parametri dall’esterno.
I dispositivi iniziano ad adattare la stimolazione alle esigenze della persona.

Arrivano sistemi compatibili, in determinate condizioni, con la risonanza magnetica.
Ogni miglioramento risponde a un limite incontrato nella pratica e apre la strada alla tappa successiva.

L’evoluzione non è quindi una successione di prodotti.
È una successione di problemi, risposte e nuove domande.

Dispositivi senza elettrocateteri e controllo a distanza

Oggi esistono pacemaker senza elettrocateteri, sufficientemente piccoli da essere posizionati direttamente all’interno del cuore.

Il monitoraggio remoto permette inoltre, per molti dispositivi, di trasmettere informazioni al centro che segue il paziente.

La distanza tra il primo dispositivo impiantato e le soluzioni attuali racconta, meglio di qualsiasi definizione, che cosa significa evoluzione.

Dove sta andando la ricerca?

Ogni evoluzione lascia domande aperte.

Nuove modalità di stimolazione.
Durata dei dispositivi.
Selezione dei pazienti.
Gestione delle informazioni raccolte a distanza.
Nuovi problemi da affrontare.

È qui che la storia smette di essere soltanto passato e torna a parlare del futuro.
E la voce della società scientifica, insieme a quella della ricerca, torna centrale.

La domanda non è più: “Chi ha inventato il pacemaker?”

Diventa:
“Che cosa è servito perché un’idea diventasse pratica clinica, e che cosa servirà per la prossima tappa?”

La storia è rimasta la stessa.
È cambiato il modo in cui viene raccontata.

Le regole del racconto

Evoluzioni funziona solo se il racconto rimane scientificamente ed editorialmente credibile.

Il controllo dei contenuti resta alla società scientifica.

Quando un progetto prevede il contributo di aziende, il loro coinvolgimento deve essere trasparente, dichiarato e coerente con le regole applicabili.

Le aziende entrano nel racconto quando esiste un contributo storico o tecnologico documentabile.
Non per trasformare la storia dell’innovazione nella promozione di un prodotto attuale.

La distinzione è importante:
raccontare chi ha contribuito a un’evoluzione non significa attribuire a quel soggetto il controllo del racconto.

Fonti, revisione scientifica e trasparenza diventano quindi parte della struttura stessa del progetto.
Non sono un limite del format. Sono ciò che lo rende credibile.

LO STESSO CONCEPT, ALTRI MOMENTI DEL CONGRESSO

Il pacemaker è soltanto un esempio.

La stessa struttura può raccontare storie molto diverse:

Dalle schegge di un abitacolo di aereo alle lenti intraoculari: come è cambiata la chirurgia della cataratta?
Dal tamburo rotante al rene artificiale: come è nata la dialisi?
Dal primo stent coronarico ai dispositivi di oggi: come si è trasformata la cardiologia interventistica?
Dalle grandi incisioni alla laparoscopia: come la chirurgia ha imparato a lavorare attraverso piccoli accessi?
Dagli apparecchi acustici all’impianto cocleare: come la tecnologia ha cambiato il modo di sentire?

L’innovazione cambia.
La struttura rimane riconoscibile:
il problema → la prima soluzione → le tappe → la pratica di oggi → le domande ancora aperte

Dove sta il valore

Evoluzioni permette a una società scientifica di raccontare l’innovazione attraverso la storia della propria disciplina, invece di limitarsi alla tecnologia del presente.

Per la società scientifica significa valorizzare la memoria della disciplina e costruire contenuti capaci di collegare passato, pratica attuale e ricerca.

Per i soci e i giovani professionisti significa comprendere da dove arrivano tecniche e strumenti che oggi possono sembrare scontati.

Per eventuali partner significa poter contribuire a un progetto nel quale il ruolo delle aziende viene inserito nel contesto storico e scientifico in modo trasparente, anziché attraverso un messaggio promozionale.

E per la comunicazione significa costruire contenuti che mantengono valore nel tempo perché raccontano non soltanto che cosa esiste oggi, ma perché esiste.

CONCEPT PROGETTUALE

Evoluzioni è un concept sviluppato come esempio di possibile applicazione per società scientifiche.

Non rappresenta un progetto commissionato o una case history cliente.

Le persone e l’azienda citate nell’esempio compaiono esclusivamente per il loro ruolo storico e non sono sostenitrici del contenuto.

Il suo obiettivo è mostrare come la comunicazione possa raccontare l’evoluzione di un’innovazione attraverso problemi, persone, ricerca e tappe tecnologiche, mantenendo trasparente il ruolo degli eventuali partner.

Progetti e concept

Concept e progetti editoriali per dare continuità a evidenze, attività scientifiche, congressi e competenze attraverso contenuti costruiti per interlocutori differenti.

Ogni disciplina ha una storia di innovazione da raccontare

Possiamo costruire un progetto editoriale che colleghi problemi clinici, ricerca, persone e tecnologia e valorizzi il ruolo della società scientifica nel raccontarne l’evoluzione.